Pubblicato dall’Osservatorio presso la Fondazione GIMBE, il Report dedicato al tema della mobilità sanitaria interregionale nell’anno 2020 (edizione marzo 2023).
Il documento introduce il tema della mobilità sanitaria interregionale, ricordando come il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisca l’assistenza ai cittadini iscritti presso le strutture sanitarie della propria Regione di residenza. Tuttavia, ogni paziente può comunque esercitare il diritto di essere assistito anche in altre Regioni.
Come si legge nel report, il fenomeno si distingue in:
- Mobilità attiva: identifica l’indice di attrazione di una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate a cittadini non residenti.
- Mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in Regione diversa da quella di residenza.
Orbene, dopo una analisi accurata dei vari profili inerenti al tema, anche mediante l’ausilio di schede grafiche, il documento conclude che il valore della mobilità sanitaria interregionale nel 2020 è stato pari a € 3.330,47 milioni, ossia a una percentuale apparentemente contenuta (2,75%) della spesa sanitaria totale. Ciò nondimeno, essa assume particolare rilevanza perché:
- impatta sull’equilibrio finanziario di alcune Regioni, sia in saldo positivo, sia in saldo negativo;
- oltre il 50% dei ricoveri e prestazioni ambulatoriali in mobilità viene erogato da strutture private accreditate;
- incide sui residenti nelle Regioni in cui la carente offerta di servizi induce a cercare risposte altrove.
I flussi economici della mobilità sanitaria si registrano, per lo più, da Sud a Nord e in particolare verso le Regioni che hanno già sottoscritto i pre-accordi con il Governo per la richiesta di maggiori autonomie.



