IUS ET SALUS - Rivista di diritto sanitario e farmaceutico

Programmazione, organizzazione e qualità dei servizi

L’inserimento convenzionato della struttura sanitaria privata all’interno della rete assistenziale pubblica, pur essendo tendenzialmente stabile, non è necessariamente perpetuo e non vale a rendere “istituzionale” il perseguimento di interessi pubblici in capo ad un soggetto societario, avente scopo lucrativo, il quale non è portatore di interessi pubblici, ma di un interesse privato alla remunerazione del capitale investito e la cui azienda neppure occorre sia necessariamente votata per intero all’erogazione di prestazioni in regime di accreditamento.



Nel corso del procedimento disciplinare, che ben può essere interrotto nel caso di avvio di un procedimento penale vertente sui medesimi fatti, la selezione degli elementi probatori idonei a consentire il riscontro di profili di responsabilità spetta ai competenti organi deliberanti e, in sede di impugnativa, alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, mentre la cognizione della Suprema Corte, eventualmente adita con ricorso per violazione di legge, è limitata alla inesistenza o mera apparenza della motivazione, viceversa esulandovi la verifica circa la sufficienza o razionalità della stessa.



L’unico canale formativo delle professioni sanitarie è quello Universitario in quanto la relativa materia deve ritenersi riservata allo Stato. Pertanto, non esiste nell’ordinamento giuridico italiano un doppio canale equiparato di formazione, universitario e regionale, delle professioni sanitarie, in generale e di quelle tecniche della terapia della riabilitazione, in particolare.



In questa prospettiva, incentrata sulla salute quale interesse (anche) obiettivo della collettività, non vi è differenza qualitativa tra obbligo e raccomandazione: l’obbligatorietà del trattamento vaccinale è semplicemente uno degli strumenti a disposizione delle autorità sanitarie pubbliche per il perseguimento della tutela della salute pubblica collettiva, al pari della raccomandazione (Corte Costituzionale, sentenza n. 268 del 14 dicembre 2017).



Un accordo di cooperazione con cui gli enti aderenti trasferiscono ad uno di essi la responsabilità dell’organizzazione di servizi a vantaggio degli enti medesimi, consente di considerare l’ente destinatario, ai fini delle aggiudicazioni successive al trasferimento, quale amministrazione aggiudicatrice, consentendogli di affidare ad un organismo in house servizi volti a soddisfare anche le esigenze degli altri enti aderenti all’accordo.



Nonostante la letteratura scientifica a questo proposito non sia ancora altamente esaustiva, vista l’immediatezza della pandemia, concorda che una giusta alimentazione, integrata, se necessario con determinati nutrienti abbinata a corretti stili di vita, risulti determinante per la sconfitta del Coronavirus.



La Corte costituzionale puntualizza i criteri di riparto delle competenze legislative in materia di tutela della salute fra i livelli territoriali di governo, con particolare riferimento alla disciplina di reclutamento del personale dipendente delle aziende sanitarie ed ospedaliere, riaffermando i limiti che le regioni non possono valicare pena lo sconfinamento nella sfera di attribuzioni statali.



Il contributo prende le mosse dalla recente relazione della Corte dei conti - sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato n. 4/2020/G, rubricata “La mobilità sanitaria: l’assistenza transfrontaliera” per fare il punto su una disciplina nazionale che si raccorda strettamente con le fonti del diritto europeo e con le pronunce della Corte di Giustizia in modo particolare. Evidenziando gli intrecci e le interrelazioni sistematiche fra il quadro normativo, le dimensioni del fenomeno e i profili finanziari e contabili, l’autore si sofferma nelle sue conclusioni sul livello delle garanzie assicurate al diritto alla salute del cittadino europeo in un contesto ricco di sfaccettature e peculiarità.



Il Consiglio di Stato ribadisce la legittimità della clausola di salvaguardia apposta nei contratti che gli operatori privati accreditati stipulano con le Regioni, in piano di rientro e non, per la erogazione di prestazioni sanitarie. Tale clausola è preordinata alla duplice scopo di garantire il necessario contenimento della spesa sanitaria e di evitare che il rispetto dei vincoli finanziari, attuato con la sottoscrizione di accordi contrattuali compatibili con le risorse regionali disponibili, possa essere esposto ad iniziative in sede giurisdizionale in grado di compromettere o porre in pericolo gli obiettivi perseguiti dalla Regione.



Il confine tra trattamenti obbligatori e non obbligatori oppure raccomandati, come nel caso dei vaccini, rientra tra i principi fondamentali della materia “tutela della salute” e deve dunque essere stabilito dallo Stato. L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale.



I controlli di appropriatezza non esauriscono la loro funzione nella verifica dell’adempimento, da parte del soggetto convenzionato, alle obbligazioni derivanti a suo carico dal rapporto concessorio di accreditamento, ma sono volti a perseguire obiettivi, di pubblico interesse, di economicità nell’utilizzo delle risorse e di verifica della qualità dell’assistenza erogata, a tutela del diritto alla salute.



Nel rapporto tra autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria da parte di una struttura privata e il successivo accreditamento della stessa presso il SSR, non esiste pregiudizialità e pertanto, l'effetto della sua revoca non può bloccare l'esercizio dell'attività sanitaria privata della struttura.



La Corte di Giustizia UE affronta il tema della applicazione del divieto di aiuti di Stato ex art. 107, par. 1, TFUE, in un sistema di previdenza sociale in cui ad erogare le prestazioni sanitarie in regime assicurativo sono organismi pubblici rispetto ai quali occorre verificare la sussistenza e l'impatto di una serie di fattori e requisiti.



The paper deals with the possibility of restructuring the health systems affected by the Covid-19 pandemic according to minimum legal standards of human rights while taking into account the distribution of jurisdictions among WHO, European institutions and States.



L’articolo sostiene la tesi secondo cui quando molti governi sono ancora disposti a commerciare le vite dei soggetti vulnerabili per i guadagni economici dei più ricchi, vi è ancor più bisogno di un approccio basato sui diritti umani nel nostro mondo post- pandemia.



Sulla base di intese tra lo Stato e le Regioni, è stato istituito un sistema di accreditamento quanto più possibile uniforme a livello nazionale. In tale contesto si colloca l’istituzione degli Organismi Tecnicamente Accreditanti (OTA), i quali contribuiscono a garantire l’ottimale e uniforme funzionamento del sistema di accreditamento.



Deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 77 Cost., l’art. 25-septies del d.l. 23 ottobre 2018 n. 119 che ha disposto la incompatibilità del conferimento e del mantenimento dell’incarico di commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro del disavanzo sanitario rispetto all’espletamento di incarichi istituzionali presso la Regione soggetta a commissariamento.



L’azienda sanitaria non ha il potere di fissare il tetto di spesa delle prestazioni sanitarie, trattandosi di un provvedimento di stretta competenza dell’Amministrazione regionale. Non si estendono automaticamente gli effetti della determinazione provvisoria, adottata dall’azienda sanitaria nelle more dell’emanazione di un nuovo provvedimento regionale, che fissa il tetto di spesa per l’anno finanziario in corso sulla base del budget stabilito con decreto assessoriale per l’anno precedente.



La l. reg. Puglia n. 66 del 2018, nel prevedere la possibilità di collocare sedi di continuità assistenziale presso i presidi ospedalieri dotati di pronto soccorso, al fine di gestire le richieste caratterizzate da bassa criticità, non ha invaso la competenza legislativa dello Stato.



L’enorme dispendio di energie necessarie a fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal propagarsi del virus noto come Covid-19 non fa passare in secondo piano l’esigenza di valutare la compatibilità delle misure adottate con i principi giuridici fondativi del nostro ordinamento costituzionale e suscita, inoltre, l’interesse ad approfondire le proposte avanzate per incrementare le politiche di contrasto alla diffusione dell’epidemia fra cui si segnala l’utilizzo della tecnologia a fini di monitoraggio e prevenzione dei contagi (c.d. contact tracing).



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in data 28/03/2019 al n. 40/2019

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